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Il Vitigno:
CALABRESE |
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L’origine e la storia
del Nero d’Avola si confonde con quella dei “Calabresi” ma
si hanno buone ragioni di ritenerlo indigeno del
Siracusano (Avola) ed ivi coltivato da gran tempo. Un
ipotesi fa derivare il nome Calavrisi da Calauria, isola e
città della Grecia, col significato quindi di uva Calauris
cioè, importata da quella zona durante la colonizzazione
ellenica della Sicilia.
Il nome Calavrisi deriverebbe da “Calea” = sinonimo
siciliano di “racina” quindi uva e da “Aulisi” = di Avola,
dal nome dialettale della città di Avola = Aula; in ultima
analisi Calaulisi = uva di Avola.
Il Mendola nel 1868 afferma che il vitigno era coltivato
nell’agrigentino, nel Catanese e nel Siracusano; nel 1870
Angelo Nicolosi annovera la varietà “fra le specie più
pregiate per il vino, che in Sicilia si coltivano”. Sul
finire del 1800 secondo i dati riportati in diversi
Bollettini Ampelografici del Ministero Agricoltura, il
vitigno Nero d’Avola era coltivato un po’ in provincia di
Catania ma assai in quella di Caltanissetta ed in epoca
post-fillosserica lo si coltivava grandemente nella
provincia di Ragusa e Siracusa tanto da diventare il
vitigno ad uva nera prevalente, come riferito da
Carpentieri nel 1920. Dopo la seconda guerra mondiale, il
nero d’Avola era largamente diffuso nelle provincie di
Siracusa, Caltanissetta, Ragusa e con buona percentuale
anche in quelle di Agrigento, Messina e Catania.
Il grappolo ha dimensioni medie ed è generalmente alato
con acini dalla buccia
coriacea dal colore bluastro.
Vitigno di grande vigoria e di produttività media e
regolare.
La sua vendemmia ideale è durante i primi quindici giorni
di settembre. |
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doc docg |
| Ciro' |
DOC |
D.M. 25/09/89 (G.U. n. 85 del 11/04/90) |
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Oltre al territorio
dei comuni di Cirò e Cirò Marina, che rappresenta la zona originaria
(dove sorgeva l’antica Cremista), è interessato alla produzione dei vini
"Cirò" anche parte del territorio dei comuni di Melissa e Crucoli,
sempre in provincia di Catanzaro nei tipi: Rosso,Rosato,Bianco. |
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igt |
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La IGT “Calabria” è riservata ai seguenti vini:
bianco
bianco frizzante
bianco passito
rosso
rosso frizzante
rosso passito
rosso novello
rosato
I vini ad IGT “Calabria” bianchi, rossi e rosati devono essere
ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito
aziendale, da uno o più vitigni a bacca di colore analogo,
raccomandati e/o autorizzati per le province di Catanzaro, Cosenza,
Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia.
La IGT “Calabria” con la specificazione di uno dei vitigni
raccomandati e/o autorizzati per le province sopra indicate, è
riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti,
nell’ambito aziendale, per almeno l’85% dai corrispondenti vitigni.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei
mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di
colore analogo, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per le
rispettive province, fino ad un massimo del 15%.
I vini ad IGT “Calabria” con la specificazione di uno dei vitigni di
cui al presente articolo, possono essere prodotti anche nella
tipologia frizzante.
Art 3 La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e
dei vini atti ad essere designati con la IGT “Calabria” comprende
l’intero territorio amministrativo delle province di:
Catanzaro Cosenza Crotone Reggio Calabria Vibo Valentia
nella regione Calabria. |
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