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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
LAGO DI CALDARO
DOC

D.Dirett. 31 maggio 2002.
Modifica al disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata del vino
«Lago di Caldaro», in lingua tedesca rispettivamente «Kalterersee» o «Kalterer».
Pubblicato nella Gazz. Uff. 17 giugno 2002, n. 140.
IL DIRETTORE GENERALE REGGENTE
per la qualità dei prodotti agroalimentari e la tutela del consumatore
Vista la legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante nuova disciplina delle denominazioni di origine dei
vini;
Visti i decreti di attuazione, finora emanati, della predetta legge;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 348, con il quale è stato emanato
il regolamento recante disciplina del procedimento di riconoscimento delle denominazioni di
origine dei vini;
Visto la legge 27 marzo 2001, n. 122 recante disposizioni modificative e integrative alla normativa
che disciplina il settore agricolo e forestale;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1970, con il quale è stata riconosciuta la
denominazione di origine controllata del vino «Lago di Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o
«Kalterer») ed il relativo disciplinare di produzione, modificato dal decreto del Presidente della
Repubblica 22 settembre 1981 e dal decreto del Ministero dell'agricoltura e foreste del 3 agosto
1993;
Vista la domanda presentata dal Consorzio vini del Trentino, intesa ad ottenere la modifica al
disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» (in
lingua tedesca «Kalterersee» o «Kalterer»);
Visti il parere favorevole del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle
denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini sulla predetta domanda e
sulla proposta del relativo disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata al
vino «Lago di Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o «Kalterer»), pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale - serie generale - n. 70 del 23 marzo 2002;
Considerato che non sono pervenute, nei termini e nei modi previsti, istanze o controdeduzioni da
parte degli interessati in relazione al parere ed alla proposta di disciplinare di produzione sopra
citati;
Ritenuto pertanto necessario doversi procedere alla modifica del disciplinare di produzione del vino
a denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o
«Kalterer»), in conformità al parere espresso ed alla proposta formulata dal sopracitato Comitato;
Decreta:
1. 1. Il disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata «Lago di
Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o «Kalterer»), riconosciuto con decreto del Presidente
della Repubblica 23 marzo 1970 e successive modifiche, è sostituito per intero dal testo annesso al
presente decreto le cui misure entrano in vigore a partire dalla vendemmia 2002.
2. 1. Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo vino con la
denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o
«Kalterer»), è tenuto, a norma di legge, all'osservanza delle condizioni e dei requisiti stabiliti
nell'annesso disciplinare.
Allegato
Disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro»
o «Caldaro» (in lingua tedesca «Kalterersee» o «Kalterer»)
Articolo 1
La denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» o «Caldaro» (in lingua tedesca
rispettivamente «Kalterersee» o «Kalterer») è riservata al vino che risponde alle condizioni ed ai
requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» deve essere ottenuto da uve provenienti dai vitigni Schiava
grossa e/o Schiava gentile e Schiava grigia.
È ammessa la presenza di uve provenienti dai vitigni Pinot nero e Lagrein, presenti nei vigneti fino
ad un massimo del 15% del totale delle viti esistenti.
Articolo 3
La zona di produzione del vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» è costituita dai territori di
produzione delimitati con decreto ministeriale 23 ottobre 1931, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 290 del 17 dicembre 1931, nonché dai territori ad essi vicini.
Tale zona - che comprende in parte i territori dei comuni di Caldaro, Appiano, Termeno, Cortaccia,
Vadena, Nalles, Andriano, Magrè all'Adige, Egna, Montagna, Ora e Bronzolo in provincia di
Bolzano ed in parte i territori dei comuni di Roverè della Luna, Mezzocorona, Faedo, San Michele
all'Adige, Lavis, Giovo, Lisignago e Cembra in provincia di Trento - è delimitata, per ciascuna di
dette province, come appresso:
Provincia di Bolzano.
Il territorio di produzione è costituito dalle seguenti sottozone:
Zona A. - Per tale zona - cui appartengono i comuni di Caldaro, Appiano, Cortaccia, Magrè
all'Adige, Termeno e Vadena - la delimitazione inizia a sud di Magrè all'Adige, in corrispondenza
del bivio formato, a quota 215, dalla strada del vino con la comunale che porta al centro abitato. Da
tale punto il limite ovest della zona, in direzione nord, è dato dal bosco raggiungendo solo per brevi
tratti e cioè in corrispondenza del Maso Hofstaatt nel comune di Cortaccia, delle località
Sant'Antonio e San Nicolò nel comune di Caldaro, del Maso San Valentino, nonché della località
Sasso della Croce nel comune di Appiano, il limite altimetrico di m 600.
In particolare, tale limite ovest, rimane così delimitato: dal bivio suddetto a quota 215 la linea di
confine coincide con la strada comunale fino all'inizio dell'abitato di Magrè all'Adige, quindi passa
in prossimità della quota 330 in corrispondenza di C. Mayer e per la quota 304. In prossimità del
Castello di Niclara il limite piega verso sud-ovest passando per quota 518 da dove ripiega verso
nord, interseca la strada che porta a Niclara all'altezza della quota 518, prosegue verso nord
passando in prossimità delle località Rain di Sopra fino a giungere a Maso Hofstatt. Da Maso
Hofstatt il limite piega verso nord-est fino a C. Weger da cui corre in maniera pressocché parallela
alla strada Cortaccia-Termeno passando per le quote 415-457 per Maso Erivert fino a Kastellaz. Da
questo punto il confine - del lato ovest della zona, sempre verso nord - tocca la quota 350, il Molino
Mayer, Valcovara, Maso Disertori fino a giungere a Maso Undstein, qui volge a sud-est, passa per
Platterhof da dove aggira alla base il Monte di Sella e risale verso nord passando per Unterstein e
lungo il sentiero che costeggia Aussester Riegel fino all'inserimento con la provinciale n. 14 (q.
220). Il limite di zona prosegue quindi verso nord, passando per le quote 263, 281, costeggia il
Betulletto e Unterplaniminietschi, aggira la località Moslen, costeggia la Pineta al termine della
quale riprende verso nord, passa per Sant'Antonio, dove la linea di confine coincide con
l'acquedotto sotterraneo, e all'esterno dei centri abitati di San Rocco e San Nicolò. A nord di San
Nicolò, il confine segue verso nord-est la carrareccia che si inserisce sulla strada per Pianizza di
Sopra e costeggia, verso destra, detta strada finché a nord dell'abitato di Pianizza, il limite volge
verso est, aggira escludendole le cosiddette Buche di Ghiaccio. Risale, quindi, verso nord e in
corrispondenza di Maso Nova segue la curva di livello di 600 metri sino al bosco Gfill. Costeggia
bosco Gfill, attraverso Rio dei Prati, passa per Castel Corba (quota 444) prosegue sempre verso
nord e tocca le quote 464, 449, il Castello di Appiano fino a intersecare la strada Andriano-Riva di
Sotto.
Il limite della zona, lasciato il versante ovest, corre in direzione sud-est, segue la strada che
congiunge Riva di Sotto con la strada statale n. 42 lasciandola prima del bivio a quota 250 per
proseguire in direzione est parallelamente alla strada statale n. 42 fino al km 240 della strada stessa
nella frazione di Frangarto. Facendo quindi angolo in direzione sud, segue il confine comunale di
Appiano fino alla Casa sull'Adige (Haus an de Etsch).
Costeggia il bosco comprendendo la località Bellavista nonché la frazione di Colterenzio.
Raggiunge Sant'Antonio di Monticolo poi il Lido di Monticolo, si dirige quindi verso sud, passa per
l'Albergo Moser e arrivato a quota 469 prende la carrareccia che passa per la Valle Fuscalai
congiungendosi, così, con il Maso Kreit nel comune di Vadena. Ritornando in direzione est e quindi
verso nord si identifica con il confine comunale di Vadena seguendolo fino all'altezza del Maso
Rosi. Si dirige nuovamente verso sud seguendo la fossa di Vadena che corre lungo il piede del
monte fino a comprendere il Maso Stadio nel comune di Vadena. All'altezza del Maso Stadio si
volge quindi verso ovest comprendendo la località Novale al Varco dello stesso comune,
raggiungendo la quota 227 sulla sponda est del Lago di Caldaro.
Costeggiando il lago predetto in direzione nord-ovest e aggirando - escludendoli - i cosiddetti Prati
dei Cavalli, raggiunge sulla sponda ovest del Lago di Caldaro la località San Giuseppe al Lago,
comprendendola. Toccando al km 10,5 la strada del vino, segue il confine fra il comune di Caldaro
e quello di Termeno fino alla quota 218, raggiunge, escludendolo, il Campo sportivo (quota 229),
passa al di sopra del Maso Moser (quota 225) e del Maso Staffler (quota 215) pure esclusi. Dal
Maso Staffler il confine tocca, sempre in direzione sud-ovest, le quote 213 in corrispondenza del
centro abitato di Cortaccia, 214 nella località Rio Largo, 221 all'altezza della località Niclara,
seguendo, dopo aver intersecato il confine comunale tra Cortaccia e Magrè all'Adige, la carrareccia
che a quota 215 circa taglia la strada provinciale che porta da Magrè alla stazione ferroviaria di
Magrè-Cortaccia. Prosegue poi sempre lungo la carrareccia fino a incontrare a quota 215 il punto di
partenza della descrizione.Vanno inclusi nella zona precedentemente descritta i vigneti situati nella
località Piccolungo del comune di Vadena; tale zona è delimitata a sud-est dal tratto di strada
compreso tra le quote 229 e 223 e anteriormente dalla curva di livello di 300 metri.
Zona B. - Tale zona cui appartiene il comune di Andriano è circoscritta come segue: il limite,
partendo a sud della Cava di Pietra in corrispondenza della quota 251, segue in direzione nord-ovest
la rotabile e costeggia il monte fino al ponte sul rio Gaido, sotto il Castello Tordilupo, continua
lungo la linea altimetrica di m 400 a piè del monte sino a raggiungere il confine comunale che segue
fino a quota 250. Ritorna verso sud-est lungo la rotabile Güsshübel per immettersi in
corrispondenza del ponte sul Gaido (quota 254) sulla vecchia strada Terlano-Andriano. Segue
quest'ultima fino all'imbocco della stessa nella nuova strada provinciale Terlano-Andriano
tagliandola per seguire volgendo verso sud la curva di livello quota 250 fino al punto di partenza
della descrizione.
Zona C. - Per tale zona cui appartiene il comune di Nalles, la delimitazione ha inizio a sud del
comune stesso, in corrispondenza del bivio (quota 256) della strada Andriano-Nalles. Da questo
punto il limite ovest corre in direzione nord-ovest lungo il rio del Bavaro fino a raggiungere il
Castel del Cigno (quota 357), passa per le quote 385 e 429 fino a incontrare la linea di confine con
il comune di Tesino e lo segue verso nord fino in corrispondenza della quota 280, lascia quindi la
linea di confine e piega verso sud passando per quota 280, interseca la provinciale Nalles-Vilpiano a
quota 276 e la provinciale Nalles-terlano a quota 263 e prosegue quindi in direzione sud lungo la
carrabile che passando per le quote 265 e 261 chiude la zona al punto di partenza della descrizione.
Zona D. - Per tale zona, cui appartengono i comuni di Ora, Montagna ed Egna la linea di
delimitazione ha inizio a sud di Egna dal km 413,500 della nuova strada statale n. 12
(circonvallazione), segue quest'ultima in direzione nord fino all'incrocio nord con la vecchia strada
statale n. 12.
Piega verso nord-est e raggiunge la strada statale n. 48 nei pressi della quota 416; prosegue verso
nord per raggiungere nuovamente la strada statale n. 48 a quota 286.
Segue detta statale per breve tratto fino al ponte sul rio Nero; discende in direzione ovest lungo il
rio Nero fino alla confluenza con il fiume Adige.
La delimitazione segue, in direzione nord, prima il corso dell'Adige e poi la Fossa di Bronzolo fino
a quota 226 nei pressi della stazione ferroviaria di Ora. Piega verso est e passando per quota 228
raggiunge la strada statale n. 12 al km 420,500.
Da questo punto essa costeggia la roccia fino al cimitero di Montagna, continua lungo la strada
statale n. 48 fino alla tenuta Tenz comprendendola.
Prosegue verso sud passando per quote 570, 591, 496 raggiungendo la linea ferroviaria nei pressi
della quota 622. Continua lungo detta linea ferroviaria fino a quota 603 per poi deviare verso ovest
e raggiungere il rio Trodena passando per Maso Claus e Gleno Inferiore. La delimitazione segue la
sponda destra del rio Trodena fino al ponte Villa Alta per costeggiare di seguito il bosco fino al
punto di partenza in corrispondenza del km 413,500 della strada statale n. 12.
Zona E. - Per tale zona, cui appartiene il comune di Bronzolo, la delimitazione ha inizio a sud di
Bronzolo dalla quota 229, traversa in linea retta, in direzione nord, il centro abitato, per raggiungere
la fossa di Uhl nei pressi della stazione ferroviaria.
Segue detta fossa fino alla strada provinciale (quota 228) per raggiungere, in direzione nord est, il
cimitero di Bronzolo, ritorna quindi verso sud costeggiando il bosco cedulo cosiddetto Judenberg e
passando a sud di San Leonardo (quota 290) si riallaccia al punto di partenza (quota 229).
Provincia di Trento.
Il territorio di produzione è costituito dalle seguenti sottozone:
Zona A. - Per tale zona, cui appartengono in parte i comuni di Roverè della Luna e di Mezzocorona,
la linea di delimitazione ha inizio da quota 324 allo sbocco della Valle dei Molini, segue le pendici
del monte Craun fino a raggiungere il limite comunale. Attraversa tale confine per proseguire,
sempre in direzione sud-ovest, lungo le pendici del Tovo Lungo, del Laibatol, del Tovo del Parol e
attraversata la Valle del Piaget costeggia, in direzione ovest, le pendici a sud del Monte e
successivamente quelle del Las in direzione nord-ovest per proseguire verso ovest lungo quelle a
sud dei monti Faltari sino a incontrare il confine occidentale di Mezzocorona. Segue quindi tale
confine verso sud-ovest e poi in direzione sud-est lungo il T. Noce fino a incontrare la strada
Mezzolombardo-Mezzocorona a quota 228, prosegue lungo questa verso Mezzocorona e giunta a
quota 224 prende la strada per S. Gottardo per attraversare il centro abitato del comune toccando le
quote 223, 222, 219 e 212.Da quota 212, in direzione est, la linea di delimitazione segue la strada
per Sottomonte e giunta in prossimità della ferrovia prosegue in direzione nord lungo il sentiero che
attraversa la località Sottomonte e raggiunge la strada Mezzocorona-Roverè della Luna, la segue in
direzione del centro abitato e superata sorgente Boioni prosegue per la strada carrareccia e quindi il
sentiero che costeggia F.so Boioni fino a incrociare nuovamente la strada per Roverè della Luna a
quota 213. Segue quest'ultima in direzione del centro abitato e al punto di attraversamento con il
confine comunale, poco prima di quota 216, prosegue in direzione est e poi nord-est lungo il
sentiero che si immette sulla strada in uscita est del centro abitato, fino a raggiungere, in direzione
nord-est, la quota 213 da dove prosegue verso nord fino a incontrare la quota 212 (località Dosseni)
da dove costeggiando in direzione ovest il costone roccioso raggiunge quota 324 da dove è iniziata
la delimitazione.
Zona B. - Per tale zona cui appartengono in parte i comuni di S. Michele all'Adige, Faedo, Lavis,
Giovo, Lisignago e Cembra la delimitazione inizia dal km 398,150 (quota 213) della strada statale
n. 12, prosegue in direzione sud su tale strada per seguire poi il limite di confine di S. Michele
all'Adige al momento che lo incrocia, superata la località Masetto. Proseguendo lungo il confine,
incrocia nuovamente la strada statale n. 12 in prossimità del km 395,700 circa, segue quest'ultima in
direzione sud fino a raggiungere il km 389,150 (quota 213) da dove segue per breve tratto la strada
per Pressano e quindi il sentiero che, in direzione sud-est, raggiunge la quota 225 sulla strada per
Lavis, lungo la strada che costeggia l'acquedotto attraversa il centro abitato di Lavis e raggiunge il
ponte per S. Lazzaro sul T. Avisio. Segue il T. Avisio in direzione nord e quindi nord-est e in
località Pizzanga prosegue verso nord-ovest lungo il Rivo Mercor fino a incontrare la strada
Cembra-Faver (quota 680) al km 15.150 circa. Segue tale strada in direzione del centro abitato di
Cembra per costeggiarlo a sud sulla strada che passa per le quote 670, 664, 660 (S. Rocco), 654 (S.
Carlo) e 665 dove riprende la strada Cembra-Lisignago, la segue in direzione sud-ovest, attraversa il
centro abitato di Lisignago e prosegue per Verla fino a raggiungere il km 6,800 circa da dove
prosegue, in direzione nord, per la strada che conduce alle Ville di Giovo fino a raggiungere quota
642 in località Pigiorin. Da quota 612 segue un sentiero in direzione ovest fino a incrociare quello
che costeggiando la località Chiaradone raggiunge Ville di Giovo. Dall'incrocio segue una linea
retta in direzione ovest sino alla quota 574 sulla carrareccia per Palù, prosegue per tale strada sino al
centro abitato di Palù e quindi la strada che in direzione ovest e sud-ovest costeggia per un breve
tratta l'acquedotto e poi quella Mosana-Lavis nella quale va poi a confluire con un sentiero in
prossimità del km 3 circa dopo aver toccato le quote 492 e 469. Dal km 3 prosegue per breve tratto
verso Lavis e quindi sulla strada che in direzione ovest raggiunge il confine comunale di Lavis
all'altezza del M.so Clinga, prosegue verso nord lungo il confine fino a M.so Giaz da dove segue
una retta in direzione est, raggiungendo la strada che attraversa le località Fovi e Vie Rosse,
prosegue per tale strada verso nord e poco prima del M.so Sette Fontane prende il sentiero che lo
costeggia a est, supera quota 502 e all'altezza di M.so S. Valentino, prosegue per una retta in
direzione nord-ovest fino a quota 471 e poi, verso ovest, l'impluvio incrociando il confine di S.
Michele all'Adige. Segue tale confine, lo segue in direzione nord e poi est incrociando il sentiero
che costeggia a ovest la località Fartoni e lungo questi verso nord-est raggiunge la strada per Faedo,
la segue verso ovest e a quota 513 raggiunge i Molini seguendo la carrareccia per proseguire poi
discendendo il corso d'acqua che dà origine al Rivo di Faedo fino in località Dossi, da dove
prosegue verso nord per il sentiero che attraversa il corso d'acqua e passa per le quote 424 e 436
raggiungendo il fosso sul lato nord-est del Castello. Segue tale fosso in direzione nord-ovest e
raggiunge la carrareccia che segue poi verso nord fino alla strada statale n. 12 (quota 213) da dove è
iniziata la delimitazione.
Nel comune di Cembra la zona di produzione comprende le porzioni vitate ubicate tra il torrente
Avisio e la provinciale della Val di Cembra denominate: Valvallè, Casella, Saosent, Vedron,
Lovergan, Crosana, Camin, Mosinago, Fontane e Ischia.
La zona comprende anche la porzione denominata «Nasci» in comune di Faedo, sita sulla sinistra
della strada n. 12 tra il km 400 e 401 delimitata a nord dal tratto di strada anzidetto e negli altri
punti dalle pendici dei monti antistanti (Dosson, M. Basso, Gaier Normale).
Articolo 4
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino di cui all'art. 1
devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve ed ai vini le
specifiche caratteristiche.
Sono pertanto da considerare idonei, ai fini dell'iscrizione all'albo di cui all'art. 15 della legge 10
febbraio 1992, n. 164, soltanto i vigneti ben esposti ubicati a quote non superiori a m 600 e con
esclusione di quelli siti nel fondo valle.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
È vietata ogni pratica di forzatura; l'irrigazione di soccorso non è da considerarsi tale.
La resa massima di uva ammessa alla produzione del vino di cui all'art. 1 non deve essere superiore
a q.li 140 per ettaro di vigneto in coltura specializzata.
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di vigneto in coltura promiscua
deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie coperta
dalla vite.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso
un'accurata cernita delle uve, purché la produzione non superi del 20 per cento il limite medesimo.
Le province autonome di Trento e Bolzano, di comune accordo con deliberazioni delle rispettive
giunte provinciali annualmente, sentite le organizzazioni professionali di categoria e tenuto conto
delle condizioni ambientali e di coltura, possono fissare produzioni massime per ettaro aventi diritto
alla D.O.C. inferiori a quelle stabilite dal presente disciplinare di produzione, dandone
comunicazione al Ministero dell'agricoltura e delle foreste, al Comitato nazionale per la tutela delle
denominazioni di origine dei vini ed alle camere di commercio competenti per territorio.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» un
titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10,00%vol e dell'11,00%vol per la tipologia con
la qualifica «scelto» (in lingua tedesca Auslese).
In annate con andamento climatico particolarmente sfavorevole le province autonome di Trento e
Bolzano, di comune accordo, con deliberazioni delle rispettive giunte provinciali, possono ridurre ai
sensi dell'art. 10, comma 1, lettera d), della legge n. 164 del 1992 - con esclusione della tipologia
lago di Caldaro classico superiore - il titolo alcolometrico volumico naturale minimo nella misura
massima dello 0,50%vol.
Articolo 5
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all'interno delle zone di produzione
delimitate nel precedente art. 3.
Tuttavia tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione è consentito che tali operazioni
siano effettuate nell'àmbito dell'intero territorio delle province di Bolzano e Trento.
La resa dell'uva in vino non deve essere superiore al 70%. L'eventuale resa maggiore non ha diritto
alla denominazione di origine controllata «Caldaro» o «Lago di Caldaro», ma può essere presa in
carico, se ne ha i requisiti, come vino da tavola.
È ammesso l'arricchimento alle condizioni e nei limiti previsti dalla normativa comunitaria in
vigore.
Articolo 6
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro», all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle
seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino, da chiaro a medio;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: morbido, armonico, leggermente di mandorla;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 18,0% vol.
Il vino «Lago di Caldaro» scelto in lingua tedesca «Kalterersee» auslese, deve rispondere alle
seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino, da chiaro a medio;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: morbido, armonico, gradevole, leggermente di mandorla;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 18,0 g/l.
È in facoltà del Ministro delle politiche agricole e forestali di modificare, con proprio decreto, i
limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto.
Articolo 7
L'uso della specificazione «classico», in lingua tedesca «klassisches ursprungsgebiet» o
«klassisch», in aggiunta alla denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» o «Caldaro» è
consentito per il vino ottenuto da uve prodotte e vinificate nei territori dei comuni di Caldaro,
Appiano, Termeno, Cortaccia, Vadena, Egna, Montagna, Ora e Bronzolo, già delimitati nel
precedente art. 3.
La vinificazione del vino designabile con la menzione aggiuntiva di cui al comma precedente deve
essere effettuata all'interno della relativa zona di produzione.
Tuttavia, tenuto conto di situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni di vinificazione
possono essere effettuate fuori dai territori suddetti purché ricadenti nella provincia di Bolzano.
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» che ha diritto alla qualifica di classico, ottenuto da uve
aventi un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10,50%vol e che sia stato sottoposto ad
adeguate operazioni di affinamento, può portare la qualifica di «classico superiore».
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» ottenuto da uve selezionate aventi un titolo alcolometrico
volumico naturale minimo dell'11,00%vol ed immesso al consumo con un titolo alcolometrico
volumico totale minimo non inferiore all'11,50%vol può portare la qualificazione aggiuntiva
«scelto» (in lingua tedesca auslese).
In caso di annate con andamento climatico particolarmente sfavorevole, le province autonome di
Trento e Bolzano, di concerto, possono ridurre il predetto titolo alcolometrico volumico naturale
minimo dall'11,00%vol al 10,50%vol.
Per il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» qualificato «scelto» (in lingua tedesca auslese) non sono
consentiti nè l'arricchimento.
È vietato usare assieme alla denominazione «Lago di Caldaro» o «Caldaro» qualsiasi qualificazione
aggiuntiva, ivi compresi gli aggettivi riserva, vecchio e similari non ammessi dal presente
disciplinare di produzione.
Sulle bottiglie od altri recipienti contenenti il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» di cui al presente
disciplinare, può figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve, purché veritiera e
documentabile.
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» («Kalterersee» o «Kalterer») con la specificazione classico o
classico superiore, ottenuto da uve prodotte nei comuni di Caldaro, Appiano, Termeno, Cortaccia,
Vadena, Egna, Montagna, Ora e Bronzolo come previsto dal precedente art. 7 può essere designato
con la specificazione aggiuntiva «Alto Adige» (in lingua tedesca «Sudtirol») in conformità all'art.
12 del regolamento CEE n. 2392/89.
È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi
privati veritieri non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.
Le indicazioni tendenti a specificare l'attività agricola dell'imbottigliatore quali: viticoltore, fattoria,
tenuta, podere, cascina ed altri similari, sono consentite in osservanza delle disposizioni CEE e
nazionali in materia.
È consentito, altresì, l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a
comuni, frazioni, aree, zone e località dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino
così qualificato è stato ottenuto, alle condizioni previste dai decreti ministeriali 22 aprile 1992.
Articolo 8
Il vino «Lago di Caldaro» o «Caldaro» qualificato «scelto» (o auslese) deve essere immesso al
consumo esclusivamente in bottiglie di vetro di volume nominale da 0,750 a 0,375 litri.
Articolo 9
Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo con la
denominazione di origine controllata «Lago di Caldaro» o «Caldaro» (in lingua tedesca
«Kalterersee» o «Kalterer»), vini che non rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal
presente disciplinare di produzione, è punito a norma degli articoli 28, 29, 30 e 31 della legge 10
febbraio 1992, n. 164.
Articolo 10
Per i prodotti derivati dalle superfici vitate iscritte agli albi dei vigneti dei vini a denominazione di
origine controllata «Lago di Caldaro», è consentita, in favore di altre denominazioni compatibili in
base alla coincidenza territoriale e alla composizione varietale dei vigneti, la scelta vendemmiale
prevista dall'art. 7 della legge n. 164. I produttori interessati hanno facoltà di optare per le
denominazioni prescelte a condizioni che vengano rispettate le prescrizioni contenute nelle norme vigenti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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