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CHE L’INSE? CHI COMINCIA?
A Vinitaly arriva la rivoluzione: nasce il Nebbiolo d’annata pensato per il bere leggero.

“Che l’inse”? E’ questa la frase con cui il patriota Giovan Battista Perasso. detto Il Balilla, il 5 dicembre 1746 osò scagliare una pietra contro l’esercito asburgico. E’ questo il nome che La Torraccia del Piantavigna ha scelto per la nuova, provocatoria etichetta, che sarà presentata a Vinitaly presso il padiglione 9 Stand F2. Che l’Inse è un Nebbiolo d’annata leggero, fresco, bevibile, che si ribella allo stereotipo di un vitigno adatto solo a vini importanti. Con questo vino La Torraccia del Piantavigna intende portare una piccola “rivoluzione”. Proprio il “Balilla”, d’altro canto, ragazzino nato a Pratolongo di Montoggio, in Valle Scrivia, scagliò la prima pietra che portò Genova a liberarsi dall’occupazione.

“Che l’Inse, ovvero “chi Comincia?” sarà un vino provocatorio. Oggi lo stile di bere è cambiato e il consumatore cerca prodotti più piacevoli, meno impegnativi. Con questa etichetta abbiamo dimostrato come il Nebbiolo, che nel nostro territorio ha la massima espressione nel Ghemme e nel Gattinara, sappia anche dare vini divertenti e moderni”. Afferma Mattia Donna, enologo di Torraccia del Piantavigna.

Che l’Inse è ottenuto da uva nebbiolo al 100%. E’ un vino ricco di profumi primari, che nel Nebbiolo tendono all’agrume ed ai piccoli frutti rossi con un contorno speziato di liquirizia e viola, presenta una gradazione alcolica di 12,5 %vol un risultato ottenuto grazie ad una vinificazione originale, che utilizza le tecniche usate per i vini bianchi. Alla vendemmia, avvenuta leggermente in anticipo per ottenere un prodotto non troppo strutturato e ricco di tannini astringenti, sono stati selezionati i grappoli migliori e perfettamente sani. Alla vinificazione, dal momento della diraspatura, grazie ad accorgimenti tecnici l’uva è stata sempre in ambienti riducenti, saturi di CO2, con l’obiettivo di evitare l’ossidazione degli antociani. La fermentazione ha raggiunto la temperatura massima di 26°C per preservare i profumi. Il vino fiore è stato separato dalle bucce non appena ottenuto il colore voluto permettendo di estrarne solo gli aromi, gli antociani e i tannini più maturi. La fermentazione residua è continuata regolarmente ed è stata fermata leggermente in anticipo per conservare un residuo zuccherino di poco superiore al normale per ottenere un punto e una facilità di beva superiore ad un nebbiolo tradizionale. Grazie a questi accorgimenti si sono preservati la freschezza di frutto e i profumi.

   
   
 

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