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150° UNITÀ D’ITALIA: IL NORD PIEMONTE TORNA AI VERTICI DELL’ENOLOGIA
Torraccia del Piantavigna porta il territorio di Gattinara e Ghemme oltreoceano in uno dei luoghi più moderni, Las Vegas, ma recupera anche le radici “preistoriche” della viticoltura

Gattinara e Ghemme: due territori che hanno fatto la storia dell’Unità d’Italia. Qui si producevano i vini amati da Camillo Benso Conte di Cavour che, spesso, suggellarono gli accordi diplomatici più importanti della nostra storia. Dopo anni di torpore, oggi questi territori si stanno riscoprendo grazie ad aziende appassionate, che vivono ogni giorno l’area con l’obiettivo di ottenere il meglio.

Una di queste realtà è Torraccia del Piantavigna, azienda premiata con i massimi riconoscimenti per il Gattinara e il Ghemme. Accanto alle storiche docg italiane, Torraccia del Piantavigna ha saputo scommettere su nuove espressioni del territorio grazie a sperimentazioni e ricerche. Frutto di questo percorso è Ramale, Nebbiolo 100%, che viene prodotto nei vigneti di proprietà. Grazie alla maggiore bevibilità e immediatezza rispetto a Gattinara e Ghemme, sta ottenendo crescenti successi in Italia e all’estero. E’ di questi giorni, infatti, l’inserimento nella carta dei vini del prestigioso Mandalay Bay Hotel di Las Vegas. Un traguardo che dimostra come un vino “locale” possa ottenere un successo internazionale.

Dalla ricerca in vigneto parte invece il recupero della Vespolina, varietà autoctona che, pare, possa considerarsi progenitrice del Nebbiolo. Su questa Torraccia del Piantavigna ha puntato, non solo producendo due vini Vespolina al 100% , la Maretta e la Mostella, ma anche investendo nella ricerca.

Torraccia del Piantavigna è, infatti, tra i promotori dello studio sulla Vitis Silvestris nel Parco del Monte Fenera, ricerca appassionante che ha portato all’isolamento di rarissimi ceppi di Vitis Silvestris forse antenati, appunto, della Vespolina. Dall’altro l’azienda ha contribuito alla sperimentazione di Fulvio Mattivi, ricercatore dell’Istituto Sperimentale di San Michele all’Adige, che ha portato all’individuazione dell’ “aroma di pepe nero”, il Rotundone, nei vitigni Vespolina, Schioppettino, Gruner Vetliner. Tale composto, presente in rosmarino e maggiorana, nella Vespolina raggiunge i 560 nanogrammi per litro (ng/L) che superano di 35 volte la soglia sensoriale. Il Rotundone è il responsabile dell’aroma di speziato e i ricercatori del team di Mattivi lo hanno isolato e riprodotto in laboratorio dimostrando che esso non è un aroma unico ma semi ubiquitario.





 

   
 
   
 

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