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Vinitaly 2011, manca qualcosa?
Dal quartier generale del Vinitaly, in quel di Verona, giungono echi a dir poco trionfali: tutto esaurito, con largo anticipo sull’inizio della manifestazione, per quanto riguarda le richieste di partecipazione degli espositori.

In merito alla promozione all’estero, il colosso fieristico scaligero intensifica ulteriormente l’attività finalizzata a incrementare il già elevato numero di operatori specializzati provenienti da tutti i continenti – nel 2010, lo ricordiamo, i visitatori esteri avevano superato quota 47 mila, su un totale di quasi 153 mila presenze.
Niente da dire: da più parti si ripete, e a ragione, che il futuro della nostra vitivinicoltura si giocherà sempre più sui mercati stranieri. E quindi è corretto occuparsene, e promuovere e sostenere il nostro sistema produttivo laddove si sposteranno sempre più il peso e il valore dei consumi.
Se invece andiamo a spulciare le nuove iniziative in programma a Verona per quanto riguarda il nostro Paese, qualche dubbio ci assale. Vediamo: un nuovo logo per le attività legate alla ristorazione (coinvolti i 5mila locali top segnalati dalle principali guide), i due concorsi (enologico e packaging) e – udite udite – la bottiglia dell’Unità d’Italia!
Tutto qui?
Siamo ancora fermi a questo genere di proposte?
A cose che nascevano negli anni del boom economico, e che infatti andavano bene per quei tempi e per quel pubblico?
Non manca forse qualcosa?
Ebbene sì, lo diciamo a chiare lettere. Secondo noi manca qualcosa. Non è possibile, né ammissibile, promuovere (meritoriamente) il vino sui mercati esteri e dimenticarsi del mercato nazionale. Perché a nostro avviso di dimenticanza si tratta: e di dimenticanza colpevole.
Siamo troppo critici?
Siamo ingenerosi?
Non crediamo, e adesso proviamo a vedere perché.
Gli addetti ai lavori (produttori, commercianti, istituzioni, opinionisti, giornalisti, sommelier) hanno nel tempo costruito un’immagine complessa, difficile – quando non addirittura altezzosa – del vino italiano: col bel risultato che larghe, larghissime fette di pubblico se ne sono tenute e se ne tengono alla larga, dai giovani alle donne, da chi è distratto a chi non se ne intende particolarmente.
I politici, dal canto loro, hanno aggravato la situazione con lo studio e l’applicazione di norme – create in origine per genti nordiche dedite a distillati e liquori – che sono totalmente inadatte, e deleterie, se imposte a un popolo latino da sempre consumatore di vino come il nostro: ci riferiamo alla lugubre “caccia alle streghe” anti-alcolica che purtroppo, e da troppo tempo ormai, infesta le strade del Belpaese.
L’esito di tutto ciò?
Presto detto: i consumi nazionali del nettare di Bacco sono in caduta libera. E nessuno si indigna, nessuno si oppone, nessuno si ribella veramente a questo andazzo vergognoso. Il fatto che la gente beva sempre meno è accettato come un fenomeno naturale, inevitabile, come il solleone d’agosto o la neve d’inverno.
Nell’anno in cui si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia – vorremmo sommessamente ricordare ai signori del Vinitaly – bisognerebbe tutelare a spada tratta uno degli elementi che da sempre fanno l’unità vera del nostro sfortunato Paese: il vino.
Il vino in Italia è dovunque, da millenni: non dimentichiamo che il nome preromano (pre – romano, parliamo di 3mila anni fa) della nostra Patria era Enotria, cioè terra del vino. E allora, consentiteci di essere provocatori: rottamiamo i loghi, i concorsi, le bottiglie celebrative, tutto un armamentario promozionale stanco e ormai inadeguato al mondo di oggi.
Facciamo del Vinitaly il centro propulsore dell’orgoglio del vino italiano, fuori ma anche dentro i confini nazionali. Dimostriamo di amare e di difendere appassionatamente il principale dei nostri prodotti identitari. Rilanciamo la sfida ai viticoltori, agli enologi, ai distributori, agli esperti, alle persone di apparato e di partito: mettiamoci tutti a sostegno del vino.
Per non disperdere una gloriosa eredità millenaria. Per lasciare a chi verrà dopo di noi il più straordinario tesoro di delizie nel bicchiere che il mondo conosca. Per fare di Vinitaly, in definitiva, il baluardo entusiasta del vino italiano per tutti gli italiani.
Vinitaly? Se ci sei, batti un colpo.

Piero Valdiserra

Fonte © Oliovinopeperoncino Per Gentile concessione

   
 

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