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Per i vini del Collio un duplice rischio
Sono stati calcolati in oltre 10 milioni di euro i danni causati dalla peggiore grandinata degli ultimi tempi che dieci giorni fa ha steso i vigneti di un’ampia area del Collio, tra Dolegna e Mossa, incluse Cormons, Plessiva, Capriva.

Si tratta di quasi 400 ettari, che costituiscono circa un sesto della superficie produttiva dei migliori vini del Collio, “goriziano” e da non confondersi con i “Colli orientali del Friuli”. Piombata pesantemente per una lunga mezz’ora la grandine ha macerato grappoli delle uve bianche, ad un mese dalla vendemmia, divelto fogliami, compromesso i tralci. Pur colpendo a macchia di leopardo, ha danneggiato diversi vigneti fino al 100% tanto che secondo la Coldiretti goriziana si prevedono perdite di produzione per un biennio.

I vignaioli hanno chiesto lo stato di calamità naturale ma l’assessore regionale alle risorse rurali, Claudio Violino, dopo accurati sopralluoghi assieme agli ispettori, ha gettato una doccia fredda sulle speranze dei coltivatori: non ricorrono gli elementi per la richiesta. Si tratta di eventi naturali prevedibili e quindi da mettere in conto come rischio d’impresa, pertanto niente rimborsi e niente contributi. È faccenda da assicurazione, per chi ha stipulata una polizza contro rischio grandine.

Ora bisogna aspettare che le uve si asciughino e intanto cicatrizzare i filari colpiti per salvare il salvabile, interventi che graveranno non poco sui bilanci delle aziende vitivinicole quasi tutte nella zona a conduzione familiare, in ginocchio per il danno e per le lunghe prevedibili conseguenze.

Una seconda tempesta incombe sul vino Doc Collio: la determinazione dell’assessore regionale alle Risorse Rurali, Agroalimentari e Forestali, Claudio Violino, leghista, di realizzare un’unica Denominazione di Origine Controllata per l’intero vigneto Friuli Venezia Giulia, che andrebbe di fatto a cancellare le otto Doc regionali.

La proposta è stata lanciata ufficialmente al Vinitaly di Verona 2011, un anno esatto dopo la presentazione del marchio «Tipicamente Friulano» che già allora aveva rischiato di omologarvi anche il Terrano, assieme alla jota e alla putiza, notorio invece come “tipicamente triestino”, in bella mostra alla fiera veronese. L’idea dell’accorpamento in un’unica “Doc Friuli”, scaturita - pare - dalla Provincia di Udine e fatta propria dalla Regione FVG, ha già sollevato una bagarre nell’aula del Consiglio regionale di Trieste e suscitato le perplessità di molti operatori del settore, non solo giuliani e non solo per via della denominazione tutta friulana.

Ora l’indignazione scuote i produttori e gli enti del Goriziano, impegnati nel lungo recupero della qualità e della quantità vinicole dopo la fortissima recente grandinata: la D.o.c. Collio non si tocca e non si cancella, non può essere confusa in un calderone specialmente se questo contenitore poi si chiami ‘Friuli’.

Non ci sta il Consorzio Collio, non ci stanno i rappresentanti politici dell’area giuliana (Gorizia e Trieste per chi lo ignorasse), non ci sta il sindaco di Gorizia Ettore Romoli il quale ribadisce che «il Collio è un’eccellenza» e bisogna continuare a investire in questo marchio. Infuriato è pure il Presidente della Camera di Commercio isontina, Emilio Sgarlata, che per il ‘Marketing del Collio’ ha investito qualche milione di euro. Sgarlata ricorda che il Collio è una terra con storia e cultura e specificità uniche che non possono essere disperse né inglobate in altre realtà con altre tradizioni, seppur grandi.

Insomma, nel «Tipicamente Friulano» anche gli Isontini proprio non riescono nemmeno a immaginare di identificarsi.

Maura Sacher

Fonte © Oliovinopeperoncino Per Gentile concessione

   
 

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