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Il Franciacorta è prodotto con uve Chardonnay
e/o Pinot nero e/o Pinot bianco e si ottiene dalla maturazione
ed elaborazione per almeno 25 mesi dalla vendemmia di cui almeno
18 mesi di lenta rifermentazione in bottiglia a contatto dei
lieviti. Le caratteristiche e le peculiarità sensoriali che
identificano il Franciacorta sono: perlage finissimo e
persistente, quasi cremoso; colore giallo paglierino carico con
riflessi verdognoli; sfumato ma deciso profumo di lievito
(crosta di pane), accompagnato da delicate note di frutta secca
(mandorla, nocciola, fichi secchi) e speziato (chiodi di
garofano); in bocca una piacevole sapidità e freschezza.
Le forme di allevamento oggi presenti in Franciacorta, sono la
testimonianza storica dell’evoluzione del vigneto e della
tecnica colturale che è avvenuta in questo territorio, così
repentinamente, negli ultimi 20 anni.
Oggi coesistono diverse forme di allevamento a seconda dell’età
dell’impianto. I vecchi impianti sono allevati in forme a
spalliera alta più o meno modificata e a pergola. Nelle forme a
spalliera il sesto d’impianto raggiunge i 3 metri tra le coppie
di piante. Nelle forme a pergola i sesti sono di 4-4,5 metri tra
i filari e 1-1,2 metri tra le singole piante.
Il sistema più utilizzato storicamente è stato il Sylvoz
modificato Miotto seguito dalla pergola doppia. Oggi, la forma
di allevamento più diffusa è la spalliera bassa, Guyot, cordone
speronato, con fittezza d’impianto nell’ordine dei 4.000-5.000
ceppi/ha.
L’età dei vigneti presenti in Franciacorta è variabile, ma si
trovano soprattutto vigneti risalenti a tre epoche di sviluppo
successive.
Una prima fase di impianto è avvenuta negli anni 1960 – 1970. Di
quell’epoca rimangono i segni negli ultimi impianti a pergola,
impianti ora circoscritti a pochi vigneti, la cui superficie va
sparendo proprio perché le performance qualitative di queste
vigne non sono più in linea con gli attuali obiettivi
qualitativi della Franciacorta.
La seconda fase di impianto è stata realizzata intorno alla metà
degli anni ’70, metà anni ’80. Quella fu l’epoca della scelta
guidata da nuove esigenze di meccanizzazione del lavoro in campo
e quindi si optò per le forme di allevamento a spalliera alta
quale il Sylvoz o il Casarsa poi modificato in Miotto. Ad oggi,
esiste ancora una buona parte dei vigneti investiti in tale
modo, e la produzione è stata ricondotta ai criteri di qualità
oggi richiesti con pratiche colturali attente ed evolute.
La terza fase di costituzione del vigneto Franciacorta si
colloca attorno agli anni ’90. In quel momento si operò una
precisa sterzata verso impianti più fitti, con un numero di
ceppi ad ettaro di almeno 4000-5000 piante, con viti di ridotto
sviluppo vegetativo e contenuta produzione a ceppo. Da allora la
strategia di impianto si è consolidata verso questa tendenza,
passando anche per esperienze di densità estreme quali le 10.000
viti ad ettaro.
Oggi non è più in discussione che il fattore qualità delle uve
passa per una contenuta produzione a ceppo, nell’ordine di 1-1.5
massimo 2 Kg .
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