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Bonarda piemontese (nome con cui era ufficialmente indicata
fino al 1994), Bonarda di Chieri o Bonarda del Monferrato.
Numerose sono però le omonime Bonarda, vitigni del tutto
distinti dalla Bonarda piemontese con la quale non vanno
confusi: la Croatina, chiamata Bonarda in alcune zone dell'Astigiano
(Cisterna e S. Damiano), nel Roero, sui Colli Piacentini e
nell'Oltrepò Pavese; l'Uva rara, detta Bonarda di Cavaglià,
o semplicemente Bonarda, nel Biellese e in alcune aree del
Canavese, nel Vercellese e Novarese; un vitigno chiamato
Bonarda in alcune zone del Roero (e poi diffuso in
Piemonte), ma che probabilmente corrisponde al Refosco
nostrano friulano; il Neretto duro nei dintorni di Cuceglio
nel Canavese, chiamato Bonarda 'd Macoun. In varie zone
dell'Astigiano, infine, la Neretta cuneese e talora il
Lambrusco Maestri sono erroneamente indicati come Bonarda.
Distribuzione geografica
La Bonarda è coltivata esclusivamente in Piemonte, e
soprattutto sulle colline del Torinese (Chierese) e dell'Astigiano
ad esse adiacenti (Castelnuovo don Bosco, Albugnano, Pino,
ecc.). È presente anche nel Pinerolese, in Bassa Val Susa e
sporadicamente nel Canavese.
Caratteri morfologici
Germoglio: apice cotonoso, bianco verdastro con orli
carminio scuro. Foglioline apicali (da 1 a 3) bianco
verdastre appena sfumate di rame, inferiormente cotonose.
Foglioline basali (4-5) verdi biancastre, sfumate di giallo
e di rosso rame, inferiormente cotonose, con nervature
setolose. Il tratto apicale è interamente rosso.
Foglia adulta: di media grandezza, da cuneiforme a
pentagonale, più larga che lunga, generalmente intera, ma
talora trilobata o quinquelobata; seno peziolare aperto,
nettamente a U; seni laterali superiori a U (o a V); seni
laterali inferiori a V. Il lembo è verde chiaro con base
delle nervature rosata; ha superficie mediamente bollosa e
profilo piano con margini un po' revoluti o ondulati. Denti
mediamente pronunciati, a base media e margini rettilinei.
La pagina inferiore è molto lanuginosa sul lembo e setolosa
sulle nervature.
Grappolo a maturità: grande o medio-grande, piramidale, con
due-tre ali, mediamente spargolo (talora più compatto);
peduncolo di media lunghezza, verde sfumato di rosa scuro.
Acino: medio-piccolo (1,9 g), ellissoidale corto (d.e./d.l.=
0,92), con buccia pruinosa, di colore blu-nero.
Fenologia
Germogliamento: media epoca (seconda decade di aprile).
Fioritura: media epoca (tra la prima e la seconda decade di
giugno)
Invaiatura: media epoca (seconda decade di agosto).
Maturazione dell'uva: media epoca o medio-tardiva (fine
settembre-inizio ottobre).
Attitudini colturali e utilizzazione
Vigoria: da media a elevata.
Fertilità e produzione: di buona entità e costante, anche se
si osservano talora fenomeni di acinellatura e più raramente
di colatura; è fertile anche a livello delle gemme basali,
scarsamente sulle femminelle.
Allevamento e potatura: controspalliera con potatura mista (Guyot),
in genere con un solo capo a frutto (che assicura un buon
equilibrio vegeto-produttivo), talora con due di 8-10 gemme
ciascuno (sistema meno idoneo); si adatta anche a forme di
allevamento alte (pergoletta nel Pinerolese).
Comportamento alla moltiplicazione: buono con i più diffusi
portinnesti.
Suscettibilità ad avversità e fitopatie: è considerato
vitigno un poco suscettibile alla peronospora; è piuttosto
tollerante nei confronti dell'oidio e della Botrytis
cinerea.
Attitudini enologiche: celebrata fini dal passato per le
qualità enologiche, la Bonarda consente di ottenere vini ben
colorati, caratterizzati da un profumo piuttosto intenso in
cui sono talora percepibili leggere note aromatiche, dal
buon equilibrio strutturale, che si prestano ad un
invecchiamento.
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