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Denominazione locale di un vitigno riscontrabile, nell’areale
pedemontano dell’alto Anconetano (Cerreto d’Esi) e dell’alto
Maceratese (Matelica) in vigneti antichi, ormai in via di
estinzione. Sembra che un tempo avesse una certa diffusione
ed il vino, in purezza od in uvaggio, una certa rinomanza.
Negli areali pedemontani delle Marche sono presenti tre
vitigni che accomunano la stessa denominazione ossia la
Vernaccia nera, meglio conosciuta come "Vernaccia di
Serrapetrona", la "Vernaccia Moscatella", diffusa nell’area
di Pergola e comuni limitrofi, e la "Vernaccia Cerretana".
Queste tre tipologie di "Vernaccia", non presentano tra loro
somiglianze morfologiche, né analogie comportamentali, ma
solo omonimia. La "Cerretana" sembrerebbe somigliare alla
cultivar Canaiolo nero, ma studi volti alla
caratterizzazione comportamentale e genetica ne hanno
accertato la diversità. Attualmente il vitigno non è
indicato come idoneo alla coltivazione e non è iscritto al
Catalogo Nazionale delle Varietà occorrerà anche se sarà
necessario individuare un nome che lo contraddistingua
prescindendo dal toponimo. La Vernaccia Cerretana è
caratterizzata da un grappolo decisamente grande, di
dimensioni maggiori sia del Sangiovese che della Vernaccia
Nera di Serrapetrona. La grandezza del grappolo, unitamente
alla buona fertilità delle gemme, comporta la generosa
produttività unitaria. Il vino che deriva dalla
vinificazione di tali uve si presenta di colore rosso rubino
con riflessi violacei, con un profumo intenso floreale,
fruttato, e con un gusto acido, amarognolo, poco astringente
nonostante comunque una buona struttura complessiva. Data la
eccessiva generosità produttiva del vitigno, sicuramente le
caratteristiche enologiche potranno essere ulteriormente
valorizzate con una tecnica colturale appropriata che ne
limiti la produttività.
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