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Più che di
un vitigno autoctono parliamo in questo caso di una varietà
ottenuta da incrocio dal Prof. Bruno Bruni, ampelografo
marchigiano di fama internazionale che lavorò per il
Ministero dell’Agricoltura nel periodo 1930-1950. IL vitigno
deriva da un incrocio tra Verdicchio e Sauvignon e si è
diffuso abbastanza in alcuni areali delle Marche e
dell’Umbria, dove risulta idoneo alla coltivazione. Il "parentale"
Sauvignon, conferisce al vino una certa nota di finezza, con
particolare nota aromatica floreale ed a volte di frutta
acerba e salvia. Il vino finale si presenta inoltre di
colore giallo tenue, con una buona struttura e retrogusto
amarognolo. Le indagini agronomiche ed enologiche lo hanno
di recente rivalutato per le ottime e costanti risposte
comportamentali. Adatto per la coltivazione anche in
ambienti collinari pedemontani può concorrere al
miglioramento dei vini bianchi marchigiani. Alcuni
produttori hanno recentemente deciso di inserirlo nei propri
programmi di produzione.
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